Vivere e lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit

Dal 1 gennaio 2021 la Gran Bretagna ha lasciato il Mercato Unico e l’unione doganale dell’UE. Cosa cambia per turisti, studenti e lavoratori.

 

La Brexit è ormai realtà. Dal referendum di giugno 2016 con il quale il popolo inglese votò per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sono passati 5 anni e oggi iniziamo a vedere le prime ripercussioni concrete di questa scelta. Innanzitutto sugli spostamenti visto che dal 1 gennaio 2021 il Regno Unito è ufficialmente fuori dal Mercato Unico e dall’Unione doganale europea. Vediamo insieme più da vicino cos’è la Brexit e quali conseguenze comporta che chi vuole trasferirsi nel Regno Unito.

Cos’è la Brexit?

Brexit è la parola che indica l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il termine è ormai diventato di uso comune e viene dalla crasi delle parole inglesi British e exit.  Nel 2016 con un referendum consultivo, il 51,89% dei britannici si è espresso a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Nonostante il voto abbia generato una frattura all’interno del Paese stesso tra le forze che intendevano rimanere e quelle che spingevano per l’uscita, le elezioni del 2019 con la vittoria del partito conservatore di Boris Johnson hanno dato nuova linfa al progetto Brexit fino a farlo diventare realtà.

Nel 2020 si sono tenute le varie contrattazioni tra i rappresentanti dell’UE e i funzionari del governo Johnson per regolamentare le relazioni tra Gran Bretagna e UE dopo il divorzio. Lo spettro del no-deal, ovvero dell’uscita senza un accordo sui futuri rapporti, è stata una possibilità concreta fino all’ultimo. Le parti sono giunte a un accordo il 24 dicembre 2020, scongiurando l’ipotesi del no-deal che non avrebbe giovato a nessuna delle parti.

Viaggiare in Gran Bretagna: cosa cambia

L’abbandono dell’Unione Europea significa anche la fine della libera circolazione delle persone, per cui le persone in viaggio verso qualsiasi paese della Gran Bretagna (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) dovranno rispettare nuove norme. Per viaggi di piacere non sarà necessario un visto, ma non si potrà soggiornare per più di tre mesi continuativi fino a un totale di 180 giorni. Non è ancora confermata l’introduzione dell’ETA, una sorta di tracciamento degli arrivi nel Paese, simile a quello usato per entrare negli Stati Uniti.

Cambiano i documenti necessari per l’accesso: se prima bastava una carta d’identità valida per l’espatrio, con la Brexit sarà necessario possedere un passaporto biometrico in corso di validità. Tuttavia, per agevolare i viaggiatori in questa transizione post-Brexit, fino al 1 ottobre 2021 sarà ancora possibile utilizzare la carta d’identità o il passaporto come documento d’ingresso. Occhio a controllare che il documento sia valido e in buone condizioni: un documento stropicciato o illeggibile potrebbe pregiudicare l’accesso al Paese.

Ci sono anche altre novità: siccome la tessera sanitaria europea non sarà più valida in UK, prima di viaggiare bisognerà sottoscrivere un’assicurazione di viaggio con copertura sanitaria privata. Inoltre, il roaming gratuito non sarà più garantito dall’UE, quindi sarà bene verificare sempre con i singoli operatori telefonici.

Per i turisti o le persone che si recano nel Regno Unito per un breve periodo non sarà dunque necessario un visto, ma la permanenza non dovrà superare i 6 mesi. Dopo questo periodo sarà necessario richiedere uno specifico visto di permanenza.

 

Studiare in UK dopo la Brexit: cosa serve?

Una delle conseguenze più significative della Brexit per gli studenti è l’uscita dal progetto Erasmus. La Gran Bretagna ha infatti deciso di abbandonare il programma europeo di scambi studenteschi, pur mantenendo attivi altri programmi di scambio a diversi livelli. Gli studenti stranieri che vorranno iscriversi ad un’università britannica verranno considerati dei veri e propri studenti overseas e le rette universitarie da pagare saranno molto care, fino al doppio che prima della Brexit. L’altra grande novità sono i titoli e certificati da possedere per richiedere l’accesso all’istruzione: la prima regola sarà la conoscenza dell’inglese. Oltre al visto, sarà necessario dimostrare di possedere un livello di inglese commisurato al percorso di studi che si vuole intraprendere.

  • Livello pre-universitario

Sono necessari due documento: un visto di ingresso per studenti e un certificato di inglese inserito nella lista Secure English Language Test (SELT). Tra questi c’è l’IELTS for UKVI: l’International English Language Testing System for UK Visas and Immigration. Bisognerà conseguire un punteggio da 4.0 a 5.0 per ciascuna abilità, pari ad un livello B1.

  • Livello universitario o post-universitario

Chi intende iscriversi ad un corso di laurea, a un master post-universitario o dottorato di ricerca avrà due strade a disposizione: una è farsi assistere da un Licensed Sponsor, istituti sponsor riconosciuti per il visto che decidono autonomamente i criteri per la certificazione delle capacità linguistiche; l’altra è conseguire una certificazione Cambridge English C1 Advanced o la C2 Proficiency, valide per l’ammissione all’università e il rilascio del visto. Attenzione perché alcune università potrebbero comunque richiedere il conseguimento dell’attestato IELTS per cui è sempre bene verificare con l’università a cui ci si vuole iscrivere.

Lavorare nel Regno Unito: quali sono i requisiti per il visto?

I sostenitori della Brexit hanno sempre parlato della necessità di un maggiore controllo sull’immigrazione. Non stupisce che gli effetti più drastici della Brexit siano proprio quelli sull’accesso al lavoro per gli stranieri.   Chiunque voglia trasferirsi stabilmente nel Regno Unito dovrà ottenere un permesso di soggiorno o di lavoro. Le nuove norme che regolano l’immigrazione di basano su un sistema a punti nel quale i cittadini europei non sono favoriti in alcun modo: varranno per loro le stesse regole applicate ai cittadini degli altri Stati. Il nuovo sistema punta a negare l’accesso ai lavoratori non qualificati: i punti saranno concessi alle persone che possono dare un contributo in settori a scarsa occupazione, o con titoli e qualifiche di cui l’economia britannica può beneficiare – come ad esempio medici, scienziati, informatici. Chi non rientra in questi parametri, deve dimostrare di aver ricevuto un’offerta di lavoro con un salario minimo di 25.600 euro. Il visto avrà un costo variabile tra le 610 e le 1409 sterline a seconda del tipo di lavoro al quale dovrà aggiungersi un contributo obbligatorio di 624 sterline per l’accesso al sistema sanitario nazionale britannico.

Per ottenere il visto sarà comunque indispensabile avere un attestato SELT riconosciuto che confermi il livello B1 di conoscenza della lingua. I requisiti possono però variare in base alla professione e al tipo di visto. Per ricevere una consulenza personalizzata sui requisiti per l’accesso nel Regno Unito e i titoli necessari, puoi contattarci compilando questo form.

 

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